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Da galileonet.it (giornale di scienza online )

Lo chiamano, informalmente, materiale delle meraviglie. Il suo vero nome è grafene: un sottilissimo foglio di carbonio,

spesso quanto un singolo atomo. Ed è davvero prodigioso, come ha appena confermato uno studio italiano pubblicato su Science dai ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Istituto Italiano di Tecnologia. Come racconta l’Ansa, gli scienziati italiani hanno confermato che il materiale – e i suoi “cugini” analoghi – sono la chiave per rendere più efficiente la produzione di energia nel futuro, dalle batterie alle celle solari all’immagazzinamento dell’idrogeno.

Il lavoro dell’équipe, coordinata da Vittorio Pellegrini, ha mostrato che, grazie al loro ridottissimo spessore, questi materiali possono essere considerati praticamente bidimensionali. La loro superficie estremamente vasta permette loro di immagazzinare una grande quantità di energia: “Un grammo di grafene, se esteso”, spiega Pellegrini, “copre 2.600 metri quadrati. Grazie anche a questa proprietà, il grafene e i suoi cugini potranno rendere più efficienti le batterie al litio e i supercapacitori, ossia i dispositivi che accumulano e rilasciano energia. Uno dei prototipi più avanzati in questo campo è un alimentatore per telefoni cellulari che potrebbe arrivare sul mercato già da qualche mese. Tra qualche anno potrebbero arrivare invece le prime batterie al litio basate sul grafene, capaci di immagazzinare più energia rispetto a quelle attuali”.

Il grafene, continuano gli esperti, potrebbe rivelarsi utilissimo anche nel campo dei semiconduttori: “Hanno una conducibilità elettrica che può essere regolata dall’esterno, e ciò è importantissimo per il fotovoltaico e l’elettronica”, racconta Valentina Tozzini, un’altra degli autori del lavoro. Tanto più conveniente dato che, negli ultimi anni, i prezzi per la produzione del grafene stanno diventando sempre più bassi.